Restauri in stile barocco
Con verbale del 5 aprile 1613 il vescovo di Assisi Marcello Crescenzi, avuto anche il consenso del Comune cittadino, dona il Tempio ai Frati del Terzo Ordine Regolare di S. Francesco per garantire meglio il servizio liturgico. I frati ne entrano in possesso il 15 aprile 1613 e vi rimangono ininterrottamente per 145 anni.
Nel 1634 i frati intraprendono grandi opere di ristrutturazione, sotto la guida dell'architetto assisano Giacomo Giorgetti.
Egli elimina le stanze nella parte alta della cella del Tempio, fa costruire la volta a botte, prolunga l'area della cella fino al retrostante muro di sostruzione (mt 5,45), disegna il monumentale altare maggiore.
Le quattro colonne corinzie, il cornicione e il frontespizio dell'altare sono di terracotta rivestita di stucco e abbellita di oro. Le altre parti e i putti sono tutto stucco.
In mezzo al frontespizio un quadro del Giorgetti rappresenta Dio Creatore, circondato da angeli, in atto di abbracciare tutto il creato.
Sopra il quadro vi era una iscrizione in latino (ora conservata dietro all'altare): "Questo tempio glorioso, già dedicato a Minerva, dea della falsa sapienza, (ora è consacrato) alla Madre della vera sapienza".
Sul cornicione, in corrispondenza delle quattro colonne corinzie, vi sono le statue simboliche della Purezza e della Carità, nonché due angeli assai grandi. Altri due angeli più piccoli chiudono un frontoncino ricurvo, sopra il quale è il monogramma raggiato della Vergine, fra due puttini.
A metà altezza, fra colonna e colonna, svolazzano in ogni lato due putti a tutto rilievo, di buona fattura.
In alto, nella parte posteriore, si ammirano molti putti in forma di gloria, reggenti serti di fiori, in una vivace aria di festa.
Dai Terziari Francescani ai Filippini dell'Oratorio
In data 8 maggio 1758 i Terziari Regolari, avendo costruito il nuovo Convento di S. Antonio con l'annessa chiesa, lasciano il Tempio alla Congregazione dell'Oratorio di S. Filippo Neri.
I Filippini edificano subito un ampio convento (attuale palazzo Bozzoni) e tolgono le piccole stanze che ingombrano ancora la parte alta del pronao.
L'altare del Giorgetti viene ritoccato secondo criteri discutibili, ispirati ai gusti dell'epoca. La mensa, già in stile romanico, viene rifatta e configurata a sarcofago, come i nuovi altari laterali.
Ai lati dell'altare i due grandi medaglioni del Giorgetti (nascita della Vergine e presentazione al tempio, Vergine annunciata e angelo nunziante) vengono rimossi e sostituiti da due coretti ornamentali.
Le sottostanti statue di S. Rocco e di S. Sebastiano vengono sostituite dalle statue in gesso dei Santi Pietro e Paolo, con i loro simboli (chiave e tiara papale, spada e libro). Anche la Vergine col Bambino viene tolta dal centro dell'altare e sostituita con un grande quadro di S. Filippo Neri. Le tre statue vengono trasferite nella cattedrale di S. Rufino. Non vi è più traccia di loro.
L'iscrizione al vertice dell'altare maggiore viene sostituita dalla seguente: "A Dio ottimo massimo in onore della Beata Vergine Maria, madre della vera sapienza, e di San Filippo Neri".
Sulla volta (anno 1760): medaglione con San Filippo in gloria, sostenuto da quattro angeli in stucco dorato a tutto rilievo; allegoria delle quattro virtù cardinali (giustizia e fortezza a destra, prudenza e temperanza a sinistra), sedute sulle nubi e contornate da puttini dorati. Sono tempere di F. Appiani.
Sopra l'altare maggiore (anno 1760): lunettone con le tre virtù teologali (tempere di F. Appiani). Nella controfacciata, sopra l'organo: lunettone con Angeli musicanti (tempere di F. Appiani).
Vengono aggiunti i due altari laterali in composizione essenziale. Due colonne rosate, con capitelli dorati, sono chiuse entro lesene a spicchi, disposte in un piano obliquo rispetto al fondo. Su questo piano riposa il cornicione tutto mosso a spigoli. Sopra di esso è una voluta ricurva, chiusa in ogni lato da un angelo a stucco dorato. Al centro dello specchio due puttini svolazzanti reggono la corona di gloria. L'architettura è in legno tinto a marmo.
Tele negli altari laterali (anno 1764): transito di S. Andrea Avellino, dipinto da A. M. Garbi (a destra); transito di San Giuseppe, dipinto dall'austriaco Martino Knoller (a sinistra).
Su disegno del perugino Pietro Carattoli, viene costruita l'ampia sacrestia (1658-1659). Nella sacrestia ammiriamo: Crocifissione (tela di F. Appiani); Angelo nunziante e Annunziata (di G. Martelli); S. Francesco di Sales, S. Nicola di Bari, S. Liborio, Natività, Annuncio ai pastori, Cristo deriso (di Bassano); S. Girolamo (G. Giorgetti); Discesa dello Spirito santo (Sermei, 1630); Visione di S. Filippo (B. Orsini).
Per la prima volta viene installato l'organo a canne (rifatto nel 1957 dalla ditta Ruffatti, restaurato nel 1997 dalla ditta Valentini).
L'aula attuale della chiesa misura metri 11,55 di larghezza e metri 20,20 di lunghezza (cioè mt. 1,80 più stretta e mt. 5,45 più lunga dell'antica cella del Tempio originale).
Con la soppressione napoleonica del 1810 i Filippini devono abbandonare il Tempio di Minerva, che passa al clero secolare.
Nel 1896, al centro dell'altare maggiore, in sostituzione del quadro di S. Filippo viene collocata la statua della Madonna di Lourdes, portata in dono dalla Francia alla città di Assisi.
Di nuovo i Terziari Regolari di S. Francesco
Con rogito del 14 aprile 1918 la Chiesa di S. Maria sopra Minerva, dopo una pausa di centosessant'anni, viene affidata di nuovo ai Frati del Terzo Ordine Regolare di S. Francesco, che la officiano tuttora con fede e amore.
Negli anni 1989-1995 sono stati eseguiti importanti interventi di restauro e di rinnovamento: pulitura delle colonne e della facciata romana, pulitura dell'altare maggiore, tinteggiatura dell'interno, pavimentazione, impianto elettrico e microfonico, riscaldamento, sistemazione degli spazi liturgici secondo i nuovi gusti. Il grande altare centrale simbolizza Cristo, intorno al quale viene convocata la comunità cristiana.
La chiesa, infatti, è anzitutto un luogo di preghiera. Prega anche tu!
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